Un progetto necessario, una scelta consapevole, una qualità di vita, un ritorno al passato per un passo verso il futuro, tra ricordi di bambina, la tecnologia e le galline.

Le uova erano quelle che raccoglievo dal nido creato dal nonno per le galline del suo pollaio. Aveva le Isa Brown e qualche Livorno. Con le galline ci sono cresciuta. Qualcuna la coccolavo qualcuna stramazzava a terra, forse ero troppo piccola per maneggiarle con cura.
A settembre inoltrato si andava a pigolare nei campi. Io, il nonno e la nonna, con il foulard da mondina in testa ed il soprabito verde militare, rammendato sul collo.
Si andava cercando, quel che restava delle pannocchie dopo la mietitura, con i grandi mezzi, alcune erano ancora cariche di semi e orde di pensionati si riversavano negli appezzamenti di terra per raccogliere il granoturco per i propri pollai.
Gli esiti di pannocchie, privi di brattee venivano deposti nei sacchi di iuta per poi finire nello “sgranatoio”, un rudimentale sgabello in legno grezzo sulla cui estremità era fissata una manovella ad ingranaggio.
Ci salivo a cavalcioni, in equilibrio, le punte dei piedini tentavano di non sbilanciarmi e poter girare la manovella con più vigore, separando i chicchi arancioni dal tutolo. Il mulino elettrico faceva il lavoro di macinatura.
Si preparava così la scorta invernale di cibo che veniva miscelata e impastata con il pane secco, conservato e inumidito all’occorrenza: il pastone delle galline. Lo chiamavamo così.

Ricordo i vicini di casa che cedevano pane secco affinché nulla andasse perduto, magari in cambio di qualche uovo.

I ricordi sono il mezzo più potente per mantenere viva una tradizione così come le ricette semplice e genuine

Le uova alla coque, in camicia, strapazzate e quello sbattuto, miscelato con lo zucchero, quello che preferivo. La nonna lo montava nella tazza di ceramica, bianca, fino a sfiancare il braccio, lo montava a neve, soffice e spumoso.
Alla coque, con cottura rigorosamente ad occhio, messo nel portauovo di legno, intagliato male e con un pizzico di sale.

Sono cresciuta e le galline le abbiamo avute finche il mio primo figlio era piccino. Non credo le ricordi, se non rivedendosi nelle fotografie scattate con la camera analogica.
Poi il nulla cosmico.

Fino a poco fa, quando i semi dell’infanzia germogliano, improvvisamente ed il richiamo delle galline diventa impellente, quando diventa necessario fare qualcosa in più per noi, per l’ambiente e per le future generazioni. Ognuno decide come e quando agire.

Allevare galline è diventata una priorità necessaria, interagire con loro è un momento terapeutico, cercare di comprenderne atteggiamenti, intercettarne le necessità ed essere ricambiati è una vera soddisfazione.

Autoproduzione e decrescita, sono queste le due parole che mi piacciono molto ultimamente e allevare galline rientra perfettamente in questo progetto.
Far fruttare i propri terreni, anche urbani, per chi ha la fortuna di avere un piccolo appezzamento di giardino, produce un cambiamento
Ora l’avicoltura. Autoproduzione per l’ovetto fresco tutti i giorni!

Non solo uova ma legame affettivo con l’animale, un minimo riscatto verso gli allevamenti intensivi. Le mie galline non finiranno mai in padella e pascolano fruendo dell’interno giardino.

Quali sono le migliori razze da allevare?

Le razze che cercherò di introdurre nel mio pollaio prevedono galline ovaiole ornamentali che siano socievoli,
amo quelle rustiche e pesanti.
Le Amrok dalla colorazione molto tipica, le Autralorp, nere, campionesse depositrici di uova
dalla livrea blu, come le Wyandotte, le Orpington dalla morfologia e il piumaggio “sofficioso”, la docilità delle Sussex.
Al momento ho due livornesi di sei mesi: Monica che mi regala un ovetto al giorno e Teresa ancora immatura. Le due Orpington fulve, Costanza e Carolina, sono ancora troppo piccine.

Di che colore sono le uova di gallina?

Avevo voglia di un cestino di uova colorate.
Le bianche le depongono le livornesi, poi le classiche rosa, le azzurre, ricercatissime dai grandi chef, molto di moda, autrici sono le Araucane. Esistono color verde militare più o meno intenso, le producono le Olive Egger, le color cioccolato, deposte dalle galline dalle uova d’oro: le Marans.

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Incubare le uova di gallina

Come per parallelismo, con la mia professione di ostetrica, ho scoperto la possibilità di incubare le uova. Un modo diverso di “aiutare la vita”.
Un quid in più alla mia esperienza.

Perché covare le uova di gallina in incubatrice?

Il vantaggio di poter incubare con l’aiuto della tecnologia permette di selezionare le razze, garantire una schiusa con alta percettuale di successo e di seguire attivamente il processo di incubazione.
Inoltre cosa non di scarso rilievo, vivendo in contesto urbano, non riesco a tenere, nel mio pollaio, il gallo perché creerebbe disagi ai vicini di casa. Non ho lo spazio per dividere la chioccia dalle altre galline e temo che possa abbandonare il nido come spesso accade.
Ma poi volete mettere l’imprinting? Diventerei la loro mamma!

Quale incubatrici scegliere per incubare le uova di galline?

Dopo una ricerca meticolosa ho identificato un’azienda storica, dall’elevato standard qualitativo e con ottimo riscontro qualità-prezzo, di Lonate Pozzolo (VA).
Novital dal 1976, si occupa della progettazione e realizzazione di prodotti zootecnici rigorosamente “made in Italy”

Qual è la migliore incubatrice per uova di gallina?

Per il mio progetto, di incubare uova di gallina, ho optato per la “Covatutto 24 Digitale” di Novital

Come si monta l’incubatrice Covatutto 24 digitale di Novital?

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Segui il foglietto illustrativo con le istruzioni e guarda il video del montaggio dell’incubatrice Covatutto 24 digitale in Instagram su amandadeni

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Come si fa ad incubare le uova di gallina con Covatutto 24 digitale?

Sono neofita e con Novital trovo assistenza nelle varie fasi che andrò ad affrontare, attraverso le conoscenze di un rappresentante specializzato che l’azienda mette a disposizione. Nel sito si possono inoltre trovare tutti gli articoli relativi all’allevamento delle galline, declinati in tutti gli ambiti, una sorta di enciclopedia dell’allevatore, nella sezione “blog” con l’integrazione di video molto interessanti.
Ti spiegherò nei prossimi articoli la mia esperienza al riguardo.

Servono altri materiali per incubare le uova?

I materiali necessari – oltre all’Incubatrice “Covatutto 24 automatica” di Novital, sono:
Il termoigrometro e il girauova automatico

Ti lascio il catalogo dei prodotti Novital

E ricorda “semina” esperienze, prima o poi sono destinate a dar frutti.


Grazie nonni.

Ringrazio Andrea Mangoni per la competenza e per i consigli sempre puntuali.
Rigrazio e abbraccio forte, forte, Valentina Gallazzi per la sua anima bella e appassionata, con una capacità empatica senza eguali.

Sede di Novital:

Via Europa, 7, 21015 Lonate Pozzolo VA

0331 301555

info@novital.it

2 Commenti

  1. Accanto alla rete di metallo, tutta sgangherata e bucata, che divideva l’aia della mia casa da quella dei miei vicini, c’era il pollaio. Tante, tante galline bianche e marroni che razzolavano dentro e fuori la recinzione ( mica sono stupide le galline, avevano trovato subito i buchi per uscire ). Noi, un gruppetto di monelli che ne combinava una al minuto, le guardavamo e spesso le stuzzicavamo con fili d’erba e chicchi di grano. Altre volte le facevano correre e le indirizzavamo verso l’amica o l’amico che avevano paura. Ma appena c’era un pulcino, tutti in silenzio. Persino il più grande e forte di noi si inteneriva. In silenzio religioso, ci avvicinavamo e con una delicatezza ,che fino a poco prima non ci apparteneva, prendevamo in mano le piccole creature. Diventavamo delle piccole mamme e coccolavamo quei pulcini. Non sapevamo nulla di ecosostenibilità, di cultura green, eravamo solo bambini che guardavano la vita nascere ogni volta che un uovo si schiudeva.

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