Un piatto tradizionale, storico e buono perché mette d’accordo tutti, bimbi inclusi. Strepitosi sono i Tortellini piacentini con la coda, se non li hai mai provati ti sei persa qualcosa di grande, rimedia, se li hai già assaggiati immagino, le tue papille gustative.

Nelle feste di Natale la mente corre. I ricordi pervadono gli attimi di vita. Ho necessità di tradizioni che mi ancorino al presente. 

La nonna piacentina, la parlata nel dialetto più melodico per le mie orecchie, sono indelebili, lo racconto spesso in Instagram

In casa, quando ero piccina si passava da un italiano povero a un dialetto piacentino della nonna Amelia, al nonno, Angelo, che rispondeva con il suo dialetto pavese. Sono cresciuta così sino a quando la nonna ci ha lasciato e il mio nonno non ha mai più parlato il dialetto.

I tempi che non tornano più ma che lasciano segni indelebili e tradizioni da tramandare. 

Oggi è un periodo sospeso e bislacco.

Avevo voglia di attimi condivisi di gestualità che mi riportano bambina e così io e la mia mamma ci siam messe a preparare il piatto più caratteristico del piacentino:

I Tortelli piacentini con la coda

La mattina di Natale dedicata ad un rituale, a saldare la memoria, quello dell’intrecciare un lembo di sfoglia di pasta sull’altro, a creare il tortello con la coda, mentre l’arrosto, cuoce in padella perché il forno mi ha abbandonata ed è un dramma totale.

La nonna intrecciava la pasta, con meno uova della ricetta dei tortelli tradizionali. Le sue mani piccole, la crocchia sulla testa e l’immancabile grembiule, che lei stessa confezionava, china sulla vecchia Singer a pedale. Di sfondo la credenza anni 50 con la ribaltina, e i vetri serigrafati con cesti di uva, ora recuperata e divenuta color burro e bianca.

La storia del tortello è una tradizione orale e mi piace credere sia cosi 

Ve la racconto? 

Ecco la storia del Tortello Piacentino

Il Tortello intrecciato con due code, risale al 1351 durante una visita di Francesco Petrarca a Vigolzone un comune del piacentino all’amico feudatario Bernardo Anguissola appunto nel castello di Anguissola

Fu una cuoca di corte a cucinarli per la prima volta ideando il fagottino accavallando i lembi laterali verso il centro e alternandoli formando una treccia che si concludeva con due code.  

Veniva portarto  alla bocca, preso da una coda, non essendoci posate e immerso nel buro. Solo alla fine del seicento assistiamo alla rielaborazione dei giorni nostri

Ovvero serviti con burro fuso, salvia con una spolverata abbondante di parmigiano reggiano mentre nel periodo autunno- inverno, si condiscono con sugo di pomodori e funghi

A Vigolzone i tortelli hanno ricevuto, nel 2006, la Denominazione Comunale di Origine

Ingredienti per 4 persone prepara circa 60 tortellini con la coda:

Per la sfoglia di pasta per i tortelli con la coda piacentini
  • 300 gr di farina
  • 1 uovo
  • Sale q.b.

Per il ripieno dei tortelli piacentini:

  • 300 gr di spinaci1
  • 100 gr di formaggio parmigiano reggiano
  • 300 gr di ricotta
  • 1 uovo
  • noce moscata abbondante 
  • Sale q.b.

Per il condimento dei tortelli con la coda:

  • una noce di burro 120 gr 
  • 10 foglioline di salvia fresca
  • formaggio grattugiato

Procedimento per realizzare i tortelli con la coda:

Preparate il ripieno dei tortelli con la coda piacentini 
  • lessa gli spinaci, scolali, strizzali e tritali
  • mescolali con la ricotta
  • aggiungi  l’uovo
  • incorpora la noce moscata e il sale . 
Prepara la sfoglia di pasta per i tortelli
  • disponi la farina a fontana sulla spianatoia
  • metti al centro l’uovo, il sale e un po’ d’acqua tiepida e impasta. 
  • avvolgi il panetto nella pellicola e lascialo riposare in un luogo fresco per almeno 30 minuti 
  • Trascorso questo tempo infarina una spianatoia, la pasta puoi lavorarla a mano come vuole la tradizione oppure con la macchina per pasta 
  • Tira la sfoglia passando dalla macchina per pasta (io ho la Nonna Papera) passala dallo spazio più grande, dal 2 al 6 
  • Ottieni strisce sottili e lunghe 
  • Taglia con una coppa pasta quadrato di circa 5 x5cm 

Conserva l’impasto principale mentre lavori le strisce, avvolto in un sacchetto di plastica per alimenti, affinché non secchi eccessivamente.

  • riempi ogni rombo con un cucchiaino di impasto 
  • prendi in mano l’impasto, parti dall’estremità più bassa e  sovrapponi la pasta in modo alternato a formare una treccia 
  • chiudi prima un lembo e poi quello dalla parte opposta.
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Prepara il condimento per i tortelli con la coda piacentina 
  • fondi il burro senza portarlo ad ebollizione
  • spezza 5 foglioline di salvia e 5 intere e aggiungile al burro. 
  • filtra il condimento e metti da parte 
  • lessa i tortelli in abbondante acqua con un pizzico di sale 
  • scola i tortelli pescandoli direttamente dall’acqua di cottura con un mestolo bucato, dopo pochissimi minuti e comunque quando salgono a galla 
  • condisci i tortelli con il burro fuso e una spolverata di parmigiano reggiano e servi a tavola

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6 Commenti

  1. Una ricetta superba corredata da un bel racconto. Noi donne “della Via Emilia” siamo fatte di sfoglia e ripieno e tutte cresciute da una amorevole nonna. La mia si chiamava Sara. Grazie per avermi citata, sei sempre generosa. Un abbraccio, Monica

  2. Buongiorno Amanda solo una domanda ma nell’impasto oltre all’uovo e alla farina per caso ci va un pochino d’acqua? La ringrazio per questa spiegazione non conoscevo questo piatto e sapere della sua esistenza mi ha davvero incuriosito. Sarà difficile che nella mia vita io riesca a mangiare gli originali fatti da qualcuno del posto ma sicuramente potrò almeno provare a capire cercando di farli. Grazie ancora.

    • Bui giorni Elisabetta e benvenuta, io non vuole acqua, tuttavia se dovesse rimanere “gnucco” diceva la mia nonna, in “filo” d’acqua si può aggiungere. Ma io non lo metto mai
      Buona settimana

  3. La tradizione delle nonne che impastano appartiene anche alla mia famiglia. Nelle grandi feste ecco la nonna, la mamma e io e mia sorella attorno al grande tavolo di legno della cucina . La nonna dirigeva i lavori assegnando i compiti: a me e a mia sorella toccava preparare le “palline” di ripieno. In fila, una accanto all’altra e tutte uguali; quelle diverse le mangiavamo noi tra le occhiate della mamma che ci rimproverava : -Se fate così, non faremo mai i ravioli per tutti! La mamma tirava la pasta e poi via a posizionare le preziose palline sulla sfoglia per creare i ravioli. Erano i “canonsei “ (in dialetto bresciano), quelli poveri perché fatti con il ripieno solo di pane grattugiato, brodo, prezzemolo e un uovo; salvati in padella con il burro fuso e la salvia e una pioggia di grana. Ma prima di cucinare era necessario sistemare la cucina perché la farina era ovunque e perché spesso alcune palline di ripieno erano rotolate giù dal tavolo: io e mia sorella le raccoglievano, ci soffiavano sopra e le mangiavamo. Nessuno si scandalizzava, nè ci rimproverava per aver raccolto dal pavimento e mangiato. Erano altri tempi.

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