Siamo forse l’ultima generazione che godrà dei corredi delle nonne? 

Non credete? 

Che ne pensate dei meticolosi lavori femminili?

Già le nostre mamme, forse, han fatto poco.

Il “corredo”

parola per me superata, lo ritenevo superfluo e ridicolo. Mettersi a tavolino e confezionare qualcosa che sarebbe servito alla donna-massaia e futura moglie assumeva un contorno anacronistico. 

Oggi ho un’altra testa e ritengo i lavori “femminili” degni di ogni lode.

 Il restauro del mobile

che mi ha impegnata nell’ultimo periodo è stata occasione di riordino. Ha garantito lo “sfoltimento” di alcuni armadietti stipati- che bello avere spazi contenitivi- ho ricollocato per tipologia, dimensione, colore e utilizzo gli oggetti.

Ho assaporato il piacere di rivedere oggetti stipati negli angoli più reconditi dei cassetti, alcuni dimenticati ma degni di nota.

Ho compiuto un viaggio nei tessuti, i vecchi lini, linoni, cotoni e ricami di famiglia che ho posizionato con tanta cura nel cassetto del nuovo mobile.

Il mobile a due ante, ha cambiato faccia e che a breve ve lo farò vedere…sappiate che sono soddisfattissima, la realtà ha superato ogni mia aspettativa.

In questa occasione ho spulciato un vecchio post dove lo spunto mi veniva dato da un vecchio canovaccio di lino rammendato, quelli che oggi butteremo via.

Lo stesso che ieri è andato a coprire in pompa magna i miei saponi botanici, assumendo così un ruolo di rilievo.

Il post? lo trovi sul mio instagram

Diceva più o meno cosi: 

Conservo dalla notte dei tempi i vecchi tessuti pregiati o poveri, in verità più che poveri, appartenuti alle donne della mia famiglia nel corso delle generazioni.

Cosa ne faccio ?

Li trasformo,

li riutilizzo, li ritaglio, li cucio, creo nastri, bomboniere, tovaglie e tovaglioli.

La fantasia non manca, lo spazio dove ammucchiare vecchi oggetti, temporaneamente, abbandonati, neanche.

Ho trovato una pezza 50×60, di lino, oserei dire antico, appartenuta alla mamma del nonno. O alla sua nonna. Non è dato sapere.

Non conosco quale sia stata la funzione, immagino possa essere servita per asciugare stoviglie oppure poteva essere una tovaglia o ancora un coprifedera, un tempo venivano usati.

È ‘ di colore avorio, la trama e l’ordito sono ben evidenti, è sgualcita, in alcune parti trasparente, da tanto è’ consunta. Bucata in alcuni punti.

Penso che non sia utilizzabile in quello stato e possa invece servire, visto l’usura, per creare, piccole strisce a modi corda, per farne nastri, per legare cartoncini vintage, libri o piante di pomodori al tutore. Qualcuno potrebbe utilizzarla per pulire i vetri. Mi accingo a trasformarla.

Prima dello “strappo ” mi cade l’occhio su un difetto di superficie. È un rammendo fatto ad arte non c’è traccia di storture. È perfetto. Ora quella banale pezza ha assunto, un nuovo significato e avrà nuova vita.

Me la vedo la nonna, la bis nonna o magari la tris, chissà chi nel grado genealogico avrà ricamato un rammendo, perché dalla perfezione esecutiva non riesco a trovare altro termine.

Una sedia di legno malconcio, sbiancato con la calce, la stessa che ancora è conservata nella vecchia casa di campagna, la mia Contryhome, immersa nelle risaie della lomellina.

Ago, filo, ditale. Le gambe accavallate, magre e lunghe, i capelli raccolti in una crocchia sulla nuca, no, forse sono sciolti e cascano sulle spalle o raccolti in una treccia sotto ad una cuffia. F

orse è sera e avrà la lampada ad olio accesa sul tavolo. O forse è seduta con le amiche davanti all’orto nella corte di casa.

Gli occhi azzurri , tutti in famiglia libano azzurri, posati sul tempo presente, su quell’unico oggetto che bisogna preservare.

Non c’è denaro, tutto deve essere riparato. Con minuziosa attenzione e una maestria ecco il “ricamo utile” ecco prodotto il miracolo.

Dove vi era un buco era è nuovamente comparso il tessuto. Il medesimo tessuto che è sopravvissuto al cambio di secolo.

È’ qui tra le mie mani con prospettive nuove. Ed io sono qui a commuovermi e a scrivere questo post con uno “scatolino ” chiamato Iphone, che telefona, scatta foto e diventa anche torcia.

E che quando tra un po’ non funzionerà più, butterò, come la nostra società solletica ma che inevitabilmente dovremo fermaci e iniziare a decrescere.

Ad ogni modo Grazie nonne…

Che dite? Ripariamo?

le foto sono di proprietà di @rossotibet di amanda deni soggette a copyright

7 Comments

  1. My grandmother has given me a lot of them and I use them at home. What a beautiful year, with my family. How much I miss these seasons . Thanx you Amanda for these wonerful moments .

  2. La mia nonna ,seduta su una sedia con la seduta di paglia di Vienna, guarda fuori dalla finestra con aria pensierosa. I suoi occhi grigi e profondi scrutano con ansia il vialetto : aspetta la dolce notizia. Io sono seduta sulle sue ginocchia, le sue mani mi tengono la pancia, il mio viso è appoggiato alle sue guance: profumano di crema Venus. Dal vialetto arriva papà di corsa, è felice, lo capisco da come corre… sale le scale, apre la porta e : È nata! È una bambina! La nonna si alza. Mi prende le mani, mi guarda negli occhi e : Da oggi sei una sorella maggiore! Mi bacia sulla fronte e mi regala un fazzoletto bianco con ricamato un piccolo cuore avorio. È passata una vita da quel giorno, la nonna non c’è più ma quel fazzoletto è ancora nel mio cassetto e sa di crema Venus.

  3. La mia nonna era seduta sulla sedia con la seduta in paglia di vienna davanti alla finestra, guardava fuori con aria di attesa. I suoi occhi grigi erano fissi sul vialetto di casa. Aspettava la dolce notizia. Io ero seduta sulle sue ginocchia, il mio viso contro le sue guance: sapevano di crema Venus. Quando vide arrivare papà dal cancello, con uno scatto mi fece alzare, raggiunse la porta, la aprì e sentii la voce di papà: È una bambina!! La nonna rientró nella stanza, ero in piedi alla finestra , si avvicinò a me. Mi prese le mani : Sei una sorella maggiore! Dalla tasca tolse un fazzoletto bianco perfettamente stirato con un cuoricino ricamato e me lo regalò. È passata una vita, la nonna ci ha lasciato, ma il fazzoletto è ancora nel mio cassetto e sa di crema Venus.

  4. Susanna Cenzato Reply

    Buongiorno! vorrei avere la macchina del tempo… finché leggevo mi sembrava di essere nella stanza con la tua bis/tris nonna e vedevo che con maestria e pazienza rammendava….e mi sono commossa… peccato non poter viaggiare sul serio nel tempo

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